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martedì 2 febbraio 2016

CASTAGNOLE VEGANE

Ingredienti & Preparazione:
150gr di farina integrale
60 gr di fecola di patate
125 gr di yogurt bianco di soia
50 gr di zucchero di canna
1 cucchiaio di farina di ceci
1 cucchiaino li liquore strega
Il succo di 1/2 arancia
6 gr di lievito per dolci
40 mi di olio di arachide
3 cucchiai di latte di soia
OLIO di arachide qb per friggere
Zucchero di canna a velo qb
Ho Impastato tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo e compatto. Ho fatto riscaldare l'olio in una padella antiaderente,con la mano ho formato delle palline che ho fritto per 3 min circa. (Doratura )

CHIACCHIERE VEGANE & INTEGRALI

Ingredienti & Preparazione:
-150gr di farina integrale
-100gr di farina di farro
-50 ml di succo di arancia
-50 ml di latte di soia
-25 ml di olio di arachide
-1 cucchiaio di farina di ceci
-6gr di lievito per dolci
-60gr di zucchero di canna
-olio di arachide per friggere qb
-zucchero e velo di canna qb
Ho impastato tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto omogeneo. Ho steso il mio impasto di circa 1 cm. Ho ritagliato la chiacchiere e la ho fritte per circa 3 min.

Legumi contro carne? Non c’è partita

Quando parliamo di legumi pensiamo subito al vecchio soprannome di “carne dei poveri”, e ci accorgiamo che questa competizione fra proteine nacque già millenni fa per proseguire fino a metà del novecento quando, per sventura della salute di milioni di persone, la moda alimentare ha cominciato e mettere da parte questo alimento quasi perfetto per arrivare al giorno d’oggi in cui molti non consumano più legumi tranne pochi piselli surgelati e le lenticchie con lo zampone natalizio. I motivi sono i più vari. Ad esempio l’impressione che richiedano più tempo di preparazione (ammollo per tutta la notte, cotture lunghe) oppure a causa di leggendarie e male interpretate difficoltà digestive (dovute come vedremo solo al consumo sporadico) o per la solita finta rivalsa sociale (“mangio carne quindi sembro più benestante”). La buona abitudine del consumo quasi quotidiano dei legumi ha in realtà sfamato e sostenuto gran parte dell’umanità fino a pochi decenni fa, ed è stata dunque la maggior fonte di proteine, come numero di consumatori, fin dalla preistoria.
I legumi sono infatti una fonte di ottime proteine, ma anche di minerali (fra cui ferro e calcio) e di altri utili nutrienti e anti-nutrienti. A conti fatti, come salubrità battono la carne senza lasciare dubbi. Tutto questo senza neanche tenere conto (aggiunta di fine 2015, nda) delle recenti indicazioni dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) sulla cancerogenicità di carni conservate e carne rossa.
Cominciamo dalle proteine: il nostro organismo scompone e ricompone molti nostri tessuti continuamente. In questa operazione le proteine vengono distrutte e costruite manipolando i “mattoncini” che le costituiscono, cioè gli aminoacidi. Alcuni di questi possono essere sintetizzati dal nostro organismo, mentre altri (i cosidetti aminoacidi “essenziali”) devono essere introdotti alimentandosi di cibi che li contengono. Quando sentiamo parlare di proteine “ad alto valore biologico” è perchè contengono la maggior quantità e qualità di aminoacidi essenziali.
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, non è la carne l’alimento con il miglior rapporto e varietà di aminoacidi, ma bensì… l’uovo, che infatti viene usato come riferimento della qualità delle proteine. A parte questa sorpresa, è pur vero che la carne è in grado di offrirci tutti gli aminoacidi essenziali di cui abbiamo bisogno.
I legumi sono ricchi di proteine ma difettano di alcuni aminoacidi essenziali (quelli solforati, soprattutto metionina), ma il bello è che i cereali (integrali ovviamente) sono ricchi proprio di questi aminoacidi solforati. Dunque legumi e cereali integrali consumati insieme (meglio se nello stesso pasto, ma non è obbligatorio) forniscono una quantità e una qualità di proteine paragonabili a quelle della carne (e con molti più benefici), e questo spiega anche perchè ormai in quasi tutti i congressi internazionali di nutrizione la dieta lacto-ovo-vegetariana sia considerata completa e la carne non indispensabile.
E riguardo il ferro? E’ molto diffusa infatti la credenza che in casi di carenza di ferro la carne (rossa soprattutto) sia la soluzione migliore. Anche in questo caso i nostri legumi se la cavano egregiamente. Essi infatti (di partenza) sono molto più ricchi di ferro rispetto alla carne, dal doppio a quasi il triplo, anche se il ferro dei legumi è meno disponibile: se ne assimila circa il 5%, contro il 15-20% della carne e il 2% delle verdure ricche di ferro (es. spinaci). Dunque a conti fatti i legumi possono fornirci buona parte del ferro che ci serve quanto la carne.
Ma le considerazioni decisive che ci convincono a riappropriarci di un consumo quotidiano di legumi (e abbandonare la carne rossa) vengono da tutti gli altri nutrienti e anti-nutrienti che essi ci offrono: carboidrati (dunque energia), minerali (oltre al ferro visto prima sono anche ottima fonte di calcio), saponine (i legumi le producono per difendersi da funghi e muffe, ma quando le assorbiamo hanno effetto antinfiammatorio e abbassano il colesterolo), lectine (riducono l’assorbimento di nutrienti, da NON confondere con le lecitine), polifenoli (antiossidanti), acido fitico(ci sottrae una parte dei minerali, è vero, ma si lega anche ad alcuni radicali liberi),fibre e molte altre sostanze.
Sono dunque un alimento estremamente salutare, e andrebbero consumati tutti i giorni e con la buccia (del seme, non il bacello!).
I problemi di presunta difficile digeribilità e fermentazione intestinale si risolvono (completamente e definitivamente) proprio con il consumo giornaliero (se non ce la fate, almeno un giorno sì e uno no). La comunità batterica intestinale infatti si deve abituare alla loro presenza e nel giro di due o tre settimane gli effetti della fermentazione scompaiono e il microbiota (i batteri) ne risulta rafforzato e più efficace anche nella digestione di altri alimenti.
L’abbondanza di fibre inoltre migliora la motilità e la salute dell’intestino e assieme agli anti-nutrienti riduce l’assorbimento del colesterolo “cattivo” abbassandone i livelli nel sangue e contrasta l’obesità.
Consumati con i cereali integrali, come abbiamo visto, reintegrano il pool di aminoacidi essenziali a disposizione dell’organismo per la sintesi delle proteine. Non è tassativo consumarli insieme (almeno nell’arco della stessa giornata) ma il consumo contemporaneo aumenta la sinergia e si adatta a ricette molto gustose (pasta e fagioli, pasta e ceci, zuppe di cereali legumi e verdure, …). Consumarli insieme vuol dire anche semplicemente mangiare i legumi con una fetta di ottimo pane integrale.
Un piatto di cereali integrali e legumi, inoltre, è meno acidificante di un corrispondente piatto di carne e contiene meno grassi.
Nonostante la famiglia delle leguminose comprenda oltre 12.000 specie (dall’erba medica ai lupini alle arachidi alle acacie), i legumi utilizzati tradizionalmente sono relativamente pochi. Questi sono i principali legumi che utilizziamo in famiglia (in ordine di gradimento):
  • Fagioli (soprattutto borlotti). Ancora più buoni se freschi (primavera-estate).
  • Ceci. Il legume più antico. Molto ben digeribile, quindi adatto anche ai bambini.
  • Lenticchie. Legume di uso antico. Sia quelle grandi che quelle piccole del centro Italia (tipo Castelluccio, Colfiorito, ecc.).  A volte usiamo anche quelle rosse e di Rodi.
  • Piselli. Soprattutto in primavera-estate, quando sono freschi.
  • Azuki (rossi e verdi). Buoni insieme a riso integrale. Quelli verdi sono detti anche “Fagioli Mung“.
Ci sono poi anche questi, che però non usiamo mai o molto raramente:
  • Soia gialla. Ricca di aminoacidi essenziali, sali minerali, lecitine (nonlectine). Buon regolatore del colesterolo. Deve cuocere molto (2-3 ore) e  rimane comunque molto al dente. La usiamo raramente per il sapore e perchè non è tradizionale nell’area mediterranea. Cotta così, al naturale, non lo è mai stata neanche in oriente.
  • Fagioli dell’occhio. Hanno meno proteine e sono meno calorici. Simili agli azuki.
  • Fave. Non le usiamo poichè ho il sospetto di casi di favismo nel ramo famigliare da parte di mia madre. Del favismo ne abbiamo già parlato nel post sulle verdure: è una anomalia genetica che, se si mangiano fave, causa problemi seri e non è poi così rara nell’area mediterranea.
Come li prepariamo. A parte i fagioli e i piselli freschi e, volendo, anche le lenticchie, i legumi secchi vanno lasciati in ammollo in acqua per un tempo variabile dalle 12 alle 24 ore. Per i ceci si può arrivare anche a 48 ore (personalmente non l’ho mai fatto) ma occorre cambiare l’acqua dopo le prime 24. L’ammollo serve anche a neutralizzare in parte l’acido fitico (lo stesso presente nella crusca dei cereali) e le lectine, oltre che reidratarli per favorirne la cottura.
La cottura deve iniziare mettendo i legumi in pentola con acqua rinnovata (dunque quella dell’ammollo va gettata) e fredda. Partire dall’acqua fredda serve ad ammorbidire ulteriormente la buccia, che altrimenti (se gettati in acqua bollente) rimane coriacea. I legumi freschi (piselli e fagioli) possono anche non essere messi in acqua fredda poichè la loro buccia è tenera, ma personalmente li metto tutti in acqua fredda.
Alcuni suggeriscono di aggiungere ad inizio cottura alcuni semi o erbe per limitare la fermentazione intestinale: semi di finocchio o di cumino, foglie di rosmarino, timo, menta, origano. Li abbiamo provati, e in effetti (soprattutto finocchio e cumino) sembrano funzionare, e sono erbe che comunque danno ai legumi un ottimo profumo, ma non riescono a essere efficaci come lo è il consumo giornaliero.
Per i tempi di cottura andiamo ad esperienza (piselli e fagioli freschi, e le lenticchie, hanno le cotture più veloci, dai 20 ai 50 minuti, un’ora e mezzo per fagioli secchi, poco più di due ore per i ceci) La salatura finale (se si vuole, e senza esagerare) tende a far indurire la buccia se troppo anticipata, quindi va fatta pochi minuti prima di spegnere il fuoco. I legumi, per non essere indigesti, devono sempre essere ben cotti, morbidi quasi al limite della spappolatura. Se cotti bene la buccia è tenera e schiacciandoli non deve rimanere intera ma spezzarsi facilmente.
Volendo abbattere drasticamente i tempi di preparazione, come già detto nel post sulle verdure, al supermercato e nei negozi di alimentazione naturale si trovano legumi già lessati in barattoli di vetro o lattine d’acciaio. Piuttosto che rinunciare ai legumi, se non abbiamo tempo, utilizziamo questi senza problemi. Non sono male, anche se rispetto al legume secco il prezzo è anche di cinque/dieci volte superiore, a parità di peso del prodotto cotto finale. Va detto anche che i legumi non vanno per forza cucinati tutti i giorni: lessati e messi in frigorifero resistono circa tre giorni. Si possono anche surgelare, già cotti, anche se una volta scongelati tendono a disfarsi un po’, ma durano settimane.
Per i legumi, nella maggioranza dei casi il biologico costa poco di più del non bio, dunque di solito preferiamo quello, sia secchi che già lessati.
Quanti consumarne giornalmente? In una dieta che comprenda anche latticini, pesce e uova è più che sufficiente una tazza scarsa di legumi già lessati, conditi nei modi più svariati. A proposito di condimenti, i legumi sono estremamente versatili (soprattutto ceci e fagioli) poichè si adattano facilmente a molte ricette e a decine di erbe aromatiche, che ci consentono di variare spesso i gusti di questo indispensabile alimento magari aggiungendo a questi aromi semplicemente olio extra vergine di oliva.
A questo proposito ecco una velocissima ricetta:
Ceci e fagioli origano e porro
Ceci e fagioli all’origano, aglio e porri
Fagioli e ceci all’origano, aglio e porri (per due/tre persone):
  • Una tazza di fagioli borlotti già lessati
  • Una tazza di ceci già lessati
  • Uno spicchio di aglio
  • Un pezzetto di porro
  • Origano essicato
  • Olio extra vergine di oliva
Mescolare fagioli e ceci con un po’ di olio extra vergine di oliva, aggiungendo un po’ di origano (un cucchiaino), l’aglio tagliato a fettine e il porro affettato fine (se non l’avete va bene anche una cipolla, ma il porro ha il bell’effetto estetico dei cerchietti…).
Se li preparate il giorno precedente sono ancora più buoni poichè l’origano rilascia tutto il suo aroma con l’aglio e il porro, aumentando il profumo di questo semplicissimo piatto. Una fetta di ottimo pane integrale e la vostra dose di proteine vegetali è assicurata.
Provate poi (non mi stancherò mai di ripeterlo) riso integrale (ma anche semilavorato o semi-integrale) e fagioli borlotti (ma anche azuki rossi e verdi) con olio extra vergine di oliva: semplice, veloce, completo, buono anche a temperatura ambiente in estate.
Per riassumere, dunque, i legumi devono tornare ad essere una colonna portante della nostra dieta mediterranea, e nel nostro caso ci hanno consentito di abbandonare il consumo già sporadico di carne rossa.

Quello che non va mai in frigo:

CIPOLLE
Patiscono l’umidità, ed il frigo - che ne è portatore sano - finisce prima per ammorbidirle e quindi per farle ammuffire. Oltre a tenerle ben lontane dalle patate, di cui sono acerrime nemiche, vanno conservate in luoghi asciutti e ventilati.
AVOCADO
Va in frigo soltanto in un caso: se l’avete acquistato già maturo e non volete utilizzarlo subito. In caso contrario, ovvero se deve ancora maturare, il posto peggiore dove sperare che ciò accada è proprio il frigorifero. In pratica: va conservato in un sacchetto, meglio ancora se in compagnia di una mela e una banana

istruzioni pasta madre

istruzioni lievito madre:
se non si utilizza:
ogni 3 /4 giorni rinfrescare e poi rimettere in frigo nel ripiano piu basso ,in un contenitore di vetro o plastica chiuso, un po' piu grande del quantitativo della pasta introdotta perché un po' cresce
se si adopera:
se la utilizzate per fare il pane o qualsiasi altra cosa ,il giorno prima dell' utilizzo fate il rinfresco e poi non mettetela in frigo lasciatela in un posto caldino coperta da un canovaccio umido o coperta con una pellicola a contatto in modo che non faccia la crosta, ( se facesse la crosta basta tagliarla e buttarla prima di adoperarlo) , raddoppierà di volume
e a quel punto la utilizzate nel vostro impasto con una proporzione di circa 200g per 700g di farina , ma se ne avete in eccesso ne potete mettere anche di piu!quella che vi avanza fate il rinfresco e mettete in frigo
il rinfresco :
per rinfrescare si aggiunge circa lo stesso peso della pasta madre che avete di farina e la meta di acqua ess. se avete 100g di pasta madre aggiungete 100g di farina e 40/50 di acqua impastare e formare una palla, naturalmente non deve essere una cosa precisa al grammo , si può andare a occhio,
la farina :
usate una farina di buona qualità molto proteica la manitoba sarebbe ideale piu la farina é proteica piu i rinfreschi possono essere fatti distanti( anche una settimana)
non usare farina 00 !!!
se la la trascurate e prende un odore acido :
tagliare la pasta madre a pezzettoni e metterala a mollo in una bacinella con acqua tiepida e un cucchiaino di zucchero per 15 minuti , poi strizzarla e fare il rinfresco e mettere in frigo o la scire fuori per adoperarla
importante :
tutto quello che viene a contatto con la paste madre , compreso ciotoli , piano di lavoto le vostre mani , non deve essere lavato con detersivi antibatterici troppo aggressivi perché si possono uccidere i batteri della fermentazione
con la pasta madre i tempi di lievitazione sono lunghi e dovrebbe lievitare a 26/28 gradi piu é freddo piu il tempo si allunga se volete fare il pane vi conviene impastare la sera precedente se non è molto caldo l'impasto deve raddoppiare

La carne fa tutta male senza distinzione tra bianca, rossa e pesce

La carne fa male al nostro organismo, indipendentemente dalla tipologia e dalla preparazione, a dimostrarlo sono delle recenti ricerche effettuate nel campo nutrizionale, in particolar modo nel settore oncologico

In realtà vi hanno sempre fatto credere che l’organismo ha necessariamente bisogno di assumere carne, in quanto ricca di ferro, calcio, proteine e vitamine.
Ma a partire dal 2000 degli studiosi dell’Università di Cambridge hanno effettuato uno studio e hanno ottenuto dei risultati completamente diversi e sbalorditivi. Per poter ridurre l’insorgenza di malattie oncologiche, bisognerebbe ridurre il consumo di carne e assumere invece molta più frutta e verdura. Ovviamente però tutto ciò non è mai stato reso noto. E ci si chiede perché? Senza ombra di dubbio terminerebbe il consumo di carne, con esso l’allevamento e la produzione, e andrebbe cosi in rovina un altro settore.
A partire dal 1987, L’American Dietetic Association sosteneva che è possibile essere vegetariano e perchè no, anche vegani pur di ridurre la probabilità di insorgenza di neoplasie. Bisogna entrare sempre di più nell’ottica dell’avvicinamento dello stile vegetariano a quellobiologico . Secondo l’etica in questo modo non si fa altro che distruggere il nostro mondo in quanto tutto è unito dall’ambiente, alle varie forme di collegamento, al nutrimento e infine alla salute.
Ma perché tutte le tipologie di carne, che siano rosse, bianche o addirittura pesce, creano danni al nostroorganismo? Innanzitutto è bene sapere che il vostro sistema immunitario, ogni qualvolta ingerisce carne, comincia a realizzare dei veri e propri straordinari, tutto ciò a causa delle sostanze che gli giungono come l’adrenalina animale, l’acido urico e la cadaverina.
Sono stati effettuati diversi esperimenti ed osservazioni su un gruppo di tre persone, che avevano una alimentazione completamente diversa per capirne l’andamento. Nel primo caso trattavasi di una persona che consumava di tutto, carne compresa. Nel secondo caso l’individuo effettuava una dieta vegetariana ed infine il terzo soggetto seguiva una dieta prettamente crudista.
In seguito sono state effettuate le analisi del sangue, nel primo caso il soggetto mostrava dei leucociti che raddoppiavano ben 4 volte, nel secondo soggetto solo due volte, nell’ultimo individuo invece le analisi erano perfette in quanto l’organismo non doveva svolgere un lavoro eccessivo visto che non giungevano tossine nel corpo.
Per cui tutti coloro che assumono prodotti di origine animale sono esposti maggiormente a rischi di contrarre molte patologie. Difatti sembra che essi corrano un rischio maggiore di circa il 30%, specie in tumori come al pancreas, seno, colon, polmoni e vescica. Inoltre, l’ingestione di carne può apportare malattie legate al metabolismo e a malattie del cuore.

sabato 30 gennaio 2016

il preparato per cioccolata calda!

* 75g di cacao amaro (fair trade)
* 100g di zucchero di canna integrale
* 65g di amido di mais
* un pizzico di spezie a piacere (come vaniglia o cannella; facoltativo)

Setacciare insieme il cacao con la maizena e le spezie. Aggiungere lo zucchero e mescolare bene.

Preparare poi le etichette da attaccare sui vasetti di vetro, indicando gli ingredienti e le istruzioni:

«Per una tazza di cioccolata calda:
Sciogliere un cucchiaio abbondante di preparato in 125 ml di latte vegetale. Portare dolcemente ad ebollizione continuando a mescolare.»

Miglio in crema di patate e broccoli

Una ricetta semplice che per molti potrà sembrare una minestra per bambini, complice anche l'uso del miglio, un cereale che non viene più molto utilizzato e che spesso viene visto solo come un cereale per passerotti. In questo momento sono a casa con l'influenza e mi destreggio tra fumenti, tisane e zuppe calde e vi assicuro che questa è proprio una meraviglia quando avete bisogno di scaldarvi per bene e a me piace moltissimo. E' buona!
Lista della spesa (2 persone): 1/2 broccolo verde, 1 patata grande grande, 1/2 tazza di miglio, 1 spicchio d'aglio, sale, pepe, olio extravergine di oliva.
Scaldare in una pentola qualche cucchiaio d'olio evo e aggiungere lo spicchio d'aglio schiacciato. Aggiungere dopo un minuto le patate tagliate a pezzetti e le cime dei broccoli. Mescolare con un cucchiaio di legno e aggiungere acqua a filo delle verdure e una manciata di sale grosso. Coprire con il coperchio e lasciare cuocere fino a quando le verdure non inizieranno a sfaldarsi. Regolare di sale e frullare con il minipimer aggiungendo due cucchiai d'olio evo e, se necessario, un po' d'acqua per raggiungere la consistenza desiderata. Aggiungere il miglio precedentemente bollito a parte e servire con una spolverata di pepe nero

venerdì 29 gennaio 2016

Gli insetticidi in agricoltura sono fuori controllo e minacciano gravemente le acque superficiali. Non esistono dati sul 90% delle terre coltivate a livello globale

A livello mondiale, l’agricoltura occupa circa il 40% della superficie terrestre e le previsione indicano un’intensificazione della produzione agricola. Tuttavia per il 90% circa delle aree ad alta intensità agricola non esistono ricerche scientifiche sull’esposizione delle acque superficiali agli insetticidi. Non solo, le analisi su 11.300 concentrazioni di 28 insetticidi, autorizzati negli Usa o nell’Ue, indicano che nel 52,4% dei casi vengono superati i limiti massimi.
È quanto emerge da uno studio pubblicato dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, in cui due ricercatori dell’Istituto di Scienze ambientali dell’Università tedesca di Koblenz-Landau hanno condotto una meta-analisi di 838 studi, relativi a 2.500 siti, distribuiti in 73 Paesi. Per la prima volta è stata valutata su scala globale l’esposizione delle acque di superficie ai prodotti chimici particolarmente tossici utilizzati in agricoltura. Dallo studio emerge la necessità di migliorare in tutto il mondo le normative in merito ai pesticidi e alla loro applicazione, e di sviluppare la ricerca sugli effetti dei prodotti chimici in condizioni reali.
insetticidi agricoltura
Per il 90% delle aree agricole non esistono ricerche sull’esposizione delle acque agli insetticidi
I ricercatori dell’Università tedesca sottolineano come sia difficile rilevare le concentrazioni di insetticidi nelle acque superficiali, dato che la contaminazione  riguarda solo pochi giorni all’anno. Tuttavia, i picchi di concentrazione sono fortemente tossici, anche se durano poco, e ripetendosi ogni anno determinano effetti negativi persistenti. C’è poi l’effetto cocktail: nell’80% dei campioni analizzati è stata rilevata la presenza di più composti antiparassitari, sino ad alcune decine, con effetti potenzialmente negativi  maggiori rispetto a quelli determinati da una sola sostanza. Nonostante ciò,  le procedure di valutazione del rischio delle autorità di regolamentazione riguardano solo i singoli composti.
Per far fronte alle minacce alla biodiversità dei bacini d’acqua dolce, gli autori dello studio indicano la necessita di utilizzare nuovi pesticidi meno tossici, di procedure per concedere autorizzazioni più severe, di un maggiore rispetto delle norme d’uso  da parte degli agricoltori, ma anche di una riconversione dell’agricoltura verso il mondo del biologico.

mercoledì 6 gennaio 2016

Riunione mercoledì 13

mercoledì prossimo dalle 18 alle 18:30 ritiro prodotti vari 18:30 alle 19 circa riunione
alcuni argomenti per la riunione, se ve ne vengono in mente altri così arriviamo preparate😉
➡tessere 2016 (arci e gaspita)
➡riassegnazione e divisione compiti (aiuto per letizia per parmigiano
➡possibilità di avere un armadietto con chiave al circolo
➡uova, conto di quante ne servono a settimana e aumento galline
➡nuovi possibili fornitori (carta, Strizzaisemi, ecc)
➡partecipazione blog e sito